Perché stanno tutti odiando Timothée Chalamet? (E perché ha ragione Whoopi Goldberg)



Le sue dichiarazioni su opera e balletto hanno scatenato uno tsunami mediatico: dalla replica di Whoopi Goldberg alle risposte piccate dei teatri, ecco come le parole dell’attore sono diventate un caso globale (e un manuale di sopravvivenza al privilegio).

Dimenticate il pescheto di Guadagnino. Dimenticate quel profumo di indie-snob che ci ha fatto credere, per un attimo, che il cinema avesse trovato un nuovo messia spettinato e profondo. Timothée Chalamet ha ufficialmente completato la sua trasformazione: da promessa del cinema d'autore a gadget di lusso del clan Kardashian. Un'evoluzione che sa di plastica, jet privati e uova in camicia.

L’ultimo scivolone è di quelli che lasciano il segno dei tacchi a spillo sul viso. Durante un evento di Variety con Matthew McConaughey, Timmy ha deciso di spiegarci che non vuole vedere il cinema fare la fine del balletto o dell’opera:

Non voglio che il cinema finisca come il balletto o l’opera, arti che si cerca di tenere in vita anche se ormai a nessuno importa più

Il bue che dice cornuto all’asino? No, peggio. Il bue che indossa il merchandising dell'asino. Chalamet è stato paparazzato più volte con il cappellino del New York City Ballet, lo stesso posto dove sua madre ha studiato e insegnato. Sputare sul piatto dove la tua famiglia mangia da generazioni per sembrare "moderno" non è avanguardia: è solo una discreta figura di merda.

A riportarlo sulla terra ci hanno pensato le conduttrici di The View. Sunny Hostin non ci è andata leggera: "Sono offesa e delusa. Non avevo capito che fosse così vuoto e così superficiale". Ma è stata zia Whoopi Goldberg a dargli la lezione definitiva:

Vieni da una famiglia di ballerini. Quando sputi sull’arte di qualcun altro non è bello. Attento, ragazzo. Non scusarti dopo che hai già insultato qualcuno. Non puoi dire: “Questa cosa è stupida, senza offesa”. È assolutamente offensivo.

Ma la vera domanda che ci agita le notti non è sul futuro dell'Opera, ma su quello del suo equilibrio mentale. Vederlo mano nella mano con Kylie Jenner (una che ha costruito un impero sul gonfiore artificiale e sui filtri Instagram) è sembrato a tutti un errore nel glitch di Matrix. Un twink dai capelli ricci che cita poeti francesi e pesa quanto una sua borsa di Hermès è il crossover che nessuno ci aveva chiesto, ma di cui non riusciamo a smettere di ridere.

Si dice che per stare con lei abbia dovuto firmare contratti di riservatezza che renderebbero timido un agente della CIA. Niente selfie non autorizzati, niente fughe di notizie, solo sorrisi coordinati e sguardi da innamorato perso mentre lei probabilmente gli spiega come scegliere il filler giusto per gli zigomi.

Forse Timmy ha ragione: l'Opera e il Balletto sono destinati a morire. Ma almeno loro, per quattro secoli, non hanno avuto bisogno di tre colazioni diverse per decidere chi essere la mattina. A Chalamet, invece, non basta nemmeno un intero catalogo di privilegi per non sembrare, d'improvviso, terribilmente vuoto.