Morte di Brat e resurrezione del club: il falso funerale tra Charli XCX e Madonna


C’è qualcosa di profondamente isterico nel pop del 2026. Non perché stia cambiando, ma perché sembra non riuscire più a stare fermo abbastanza a lungo da capire cosa sta diventando.

Da una parte abbiamo Charli XCX, appena uscita da Brat, il disco che ha trasformato il clubbing in un meme globale e in un’estetica da replicare fino allo sfinimento di massa.

Dall’altra c'è Madonna, che tenta di riaprire il tempio con Confessions on a Dance Floor: Part II, come se il tempo fosse una materia plastica da piegare a colpi di botox e bpm. 

Due mosse opposte, due illusioni diverse che convivono nello stesso spazio saturo.



Charli XCX: Dichiarare morto qualcosa che hai appena soffocato

I think the dance floor is dead, so now we’re making rock music

“Penso che la pista da ballo sia morta, quindi ora stiamo facendo musica rock”

Detto da Charli XCX, mentre si aggira per uno studio di Parigi con una giacca di pelle Saint Laurent e occhiali da sole perenni, suona meno come una profezia e più come un sintomo. 

Charli non sta annunciando la fine del club per convinzione filosofica, sta descrivendo il momento esatto in cui un’estetica ti esplode tra le mani perché l'hai spinta troppo oltre. 

Brat non è stato solo un album, è stato un dispositivo culturale che ha ridotto il clubbing a una superficie bidimensionale, un contenuto da dare in pasto all'algoritmo finché anche l'ultimo politico non ha imparato a ballare Apple su TikTok.

E quando tutto diventa replicabile, smette di essere vivo.

In questa fuga verso le chitarre sporche e l'analogico forzato, c'è il desiderio quasi violento di distruggere la caricatura che lei stessa ha creato. In un pezzo del nuovo album canta con voce piatta di quando va a fare shopping per una nuova personalità e finisce col sentirsi rispondere “Card declined” (“Carta rifiutata”). 

È l'ammissione di un deragliamento: puoi cambiare vestiti, darti al rock, scappare a girare film horror con Takashi Miike, ma resti incastrata nel tuo stesso gioco. 

Lo sa che è una mossa narcisista, lo dice chiaramente: potrebbe starsene in camera ad ascoltare i demo con AG Cook, ma c'è quella fame di riconoscimento che glielo impedisce.

Eppure, in questa rincorsa al "nuovo", Charli sembra sull'orlo di un esaurimento nervoso, dichiarandosi "al limite della capacità" e scoppiando in lacrime durante le interviste. Il suo rock è un panico controllato, un tentativo di ritrovare quella purezza perduta, magari citando il passato: 

I can take you to heaven like it’s 2007…Pop star in my bedroom like it’s 2007

Posso portarti in paradiso come se fosse il 2007… Pop star nella mia camera da letto come se fosse il 2007 

Ma il 2007 è andato, e anche la pista da ballo è diventata così piena di sé da sembrare un guscio vuoto.



Madonna: "La pista da ballo è uno spazio rituale"

E poi arriva Madonna, che fa esattamente l’opposto: dove Charli scappa, lei resta a fare la guardia alle macerie. Dove Charli satura, lei ritualizza. Per Madonna la pista da ballo non può morire perché è la sua unica vera giurisdizione, una liturgia che prova a riattivare con la forza della disperazione.

People think that dance music is superficial, but they’ve got it all wrong. The dance floor is not just a place, it’s a threshold: A ritualistic space where movement replaces language

“La gente pensa che la musica dance sia superficiale, ma si sbaglia di grosso. La pista da ballo non è solo un luogo, è una soglia: uno spazio rituale in cui il movimento sostituisce il linguaggio”.

Il problema è che nel 2026 questa non è più un'esperienza vissuta, è una memoria perfettamente restaurata. Quando Madonna sale sul palco del Coachella con Sabrina Carpenter o campiona la Chicago house del 1989, non sta portando il club nel presente, sta dimostrando quanto sia diventato un oggetto culturale stabile, quasi museale. 

È la differenza tra sudare davvero e ricordarsi con precisione millimetrica com’era farlo vent'anni fa. È un'operazione di "re-coolizzazione" che puzza di ufficio marketing, un tentativo di recuperare quella dignità artistica che si è persa tra collaborazioni discutibili con The Weeknd e post social da boomer che ha appena scoperto i filtri. 


Due strategie, lo stesso identico buco nero

A guardarle insieme, la cosa interessante non è decidere chi abbia ragione. È capire che entrambe stanno reagendo allo stesso problema: troppa esposizione, troppi significati appiccicati sopra, troppa estetica che divora la sostanza.

Charli non è affatto priva di sostanza (al contrario, ne ha messa talmente tanta nel Brat che il sistema non ha retto l'urto) ma reagisce distruggendo quel contesto perché è diventato una trappola, cercando rifugio in una malinconia scabra:

Nothing’s gonna last forever…And no one’s gonna last forever

“Niente durerà per sempre… E nessuno durerà per sempre”.

Madonna, d'altro canto, reagisce congelando il contesto, trasformando la sua storia in una reliquia da adorare per non accettare il silenzio.

Il club mainstream non è morto, è semplicemente diventato un "formato". Un linguaggio che continua a riprodursi meccanicamente anche quando nessuno sta davvero perdendo il controllo. Charli lo sente e prova a scappare verso il cinema e le chitarre, Madonna lo sa e decide di celebrarlo fino all'ultima goccia di sudore artificiale. Nel mezzo ci siamo noi, che continuiamo a chiamarlo "clubbing" anche quando stiamo solo guardando una simulazione perfetta attraverso lo schermo di uno smartphone.

Il punto non è più scegliere tra chitarre distorte o strobo accecanti. È accettare che forse la pista da ballo esiste ancora, ma non è più il posto dove ti liberi. È il posto dove reciti meglio la tua versione di libertà. E se la reciti bene abbastanza, qualcuno la chiamerà autenticità.