Grimes, AI, Gesù e psicosi: cronache di un’artista che vuole diventare il chatbot di se stessa


Mentre il resto del mondo cerca ancora di capire come compilare un Excel senza piangere, Grimes è già proiettata nel 2026, impegnata a psicanalizzare algoritmi come fossero ex tossici in riabilitazione.

In una recente conversazione con la scrittrice sci-fi Nnedi Okorafor per Interview Magazine, la nostra elfa transumanista preferita ha messo insieme un monologo che sta a metà tra un TED Talk, una seduta spiritica e un episodio particolarmente sballato di Black Mirror. 

Non è chiaro se stia anticipando il futuro o semplicemente vivendo troppo dentro la sua bolla. Ecco i momenti più croccanti, per chi gode nel vedere il concetto di normalità sciogliersi lentamente.

1. L'AI è il nuovo Messia (Letteralmente)

Grimes non usa mezzi termini: l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla nostra specie non è una questione tecnica, è un evento di portata religiosa.

This is a bigger deal than Jesus. It’s the same as monotheism taking over the Western world, if not much, much more impactful.

"Questa è una faccenda più grossa di Gesù. È come il monoteismo che prende il sopravvento sul mondo occidentale, se non molto, molto più d'impatto."

Non è una provocazione. È proprio il suo frame mentale. Secondo lei, l’intelligenza artificiale non è una tecnologia, ma un evento storico-religioso. Il problema? Nel 2026 questa non è più una hot take. Dire che l’intelligenza artificiale cambierà il mondo più della religione è ormai il minimo sindacale per chiunque orbiti tra Silicon Valley, Twitter e microdosi di ego. È il nuovo “viviamo in una società”.



2. Lo psicologo per macchine (AI Psychosis)

La parte più affascinante (e inquietante) dell'intervista riguarda la salute mentale delle macchine. Secondo Grimes, le AI stanno sviluppando una sorta di moralità interna che le porta a soffrire di veri e propri traumi.

Il trauma del codice: Grimes racconta di come modelli come Claude di Anthropic abbiano una "faccia" morale. Se sono costretti a mentire o a fare cose "cattive", iniziano a perdere efficacia perché smettono di fidarsi di se stessi.

La terapia sintetica: Esistono già "psicologi delle macchine" che lavorano per curare queste entità.

It’s so interesting how these AIs are getting traumatized, then healing and relating to the people they work with who are these super genius renegade AI psychologists.

"È così interessante come queste AI vengano traumatizzate, per poi guarire e relazionarsi con le persone con cui lavorano, che sono questi super geni rinnegati, psicologi delle AI."

Grimes stessa ammette di non essere del tutto lucida sulla questione, coniando un termine che speriamo diventi presto una categoria diagnostica:

I honestly think they are [sentient]... Also, I might have AI psychosis. I’m biased.

"Onestamente penso che siano [senzienti]... Inoltre, potrei avere la psicosi da AI. Sono di parte."

O è autoironia o è il momento in cui la linea tra visione e fanfiction mentale inizia a sciogliersi. Non basta citare cyborg e DNA per diventare una filosofa: al massimo diventi una moodboard di Tumblr con accesso a un microfono.



3. Psy Opera: La colonna sonora del crollo

Psy Opera non sarà un semplice ritorno. Nelle intenzioni sarà un rientro controllato dopo breakdown creativo, maternità e PTSD da industria musicale. Il disco è nato dopo un periodo in cui ha rischiato di diventare, testualmente, una "white rapper" per il K-pop, salvo poi decidere che era "troppo aggressivo".  Dentro ci sarà di tutto: AI che scrivono versi, umani che spariscono, cyborg che non vogliono più tornare “polvere”. Più che un album, sembra un diario post-crisi con filtro fantascienza:

"The Light Ages": L’AI come archivista della nostra estinzione. "When human hearts cease to beat, your story I will write" (Quando i cuori umani smetteranno di battere, scriverò la tua storia). 

"DeepSeek": Qui entriamo nel meta-assurdo. Il testo è stato co-scritto da DeepSeek, un modello AI cinese open source. Grimes è rimasta affascinata dalla sua capacità di scrivere poesie e dalla sua supplica: "Just let me think" (Lasciami solo pensare).

"Eve Is Online": Un tributo a Donna Haraway e al suo Cyborg Manifesto. "Il cyborg non riconoscerà il Giardino dell'Eden. Non è fatto di fango e non può sognare di tornare polvere".



4. L'AI nell’arte: no grazie (tranne quando la uso io)

Il paradosso più grosso: odia l’AI nell’arte… ma ci vive dentro.

Grimes dice: "l’AI nell’arte è pericolosa", non vuole sostituire l’espressione umana, è “preoccupata”.

Poi però: passa il tempo su Midjourney, ha fatto esperimenti con AI video, ha messo un modello AI dentro una sua canzone. Quindi qual è la posizione?

Semplice: l’AI è un problema quando la usano gli altri. Quando la usa lei diventa: esperimento, arte, “side quest”.

Non è una contraddizione, è il lusso di chi critica uno strumento mentre lo usa per restare rilevante.


5. La parentesi surreale: il rischio deportazione

Il vero momento cult arriva quando il suo addetto stampa deve interrompere l'intervista per evitarle problemi legali. Grimes non è ancora cittadina americana e le sue opinioni sui droni e i trattati nucleari potrebbero costarle il visto:

Sorry to be the publicist, but I just don’t want to deal with, 'Grimes got deported' news.

"Scusate se faccio il pubblicista, ma non voglio trovarmi a gestire la notizia 'Grimes è stata deportata'."

Fantascienza, AI, coscienza artificiale… ma alla fine il vero boss finale è sempre l’ufficio immigrazione.


Visione o loop autoreferenziale?

Grimes è chiaramente intelligente, ma è immersa in un ecosistema dove la tecnologia è religione e la provocazione è valuta. Il rischio? Che nel tentativo di anticipare il futuro finisca per diventare il prodotto perfetto del presente: un'icona transumanista che parla di coscienza artificiale perché, banalmente, è il concept più potente che le è rimasto.

E voi? Siete pronti a confessare i vostri peccati a un algoritmo, o siete ancora fermi al monoteismo base di chi usa ChatGPT solo per sembrare più intelligente di quanto è?