
Mentre Katie Gavin mandava in tilt i server di Instagram con un photoshoot topless e la didascalia "on your knees, b*tch" ("in ginocchio, strnza"), l'algoritmo ha prontamente risposto: "contenuto sensibile". Parlare di #freethenipple nel 2026 sembra un revival del 2015, ma se siamo ancora qui a coprire capezzoli mentre il mondo brucia, forse il problema non è la moda, è che non abbiamo fatto un passo avanti.
Le Muna lo sanno bene. Nel loro nuovo album, la "horniness" (l’essere arrapati, per dirla senza filtri) non è solo sesso: è politica.
La "voglia di vivere" come atto rivoluzionario
In un clima politico che scivola verso il fascismo, restare connessi al proprio corpo è una forma di sabotaggio. Katie Gavin su Interview Magazine lo spiega chiaramente:
Sometimes it actually is your horniness that is providing you with a will to live.
"A volte è proprio la tua eccitazione a fornirti una voglia di vivere."
Secondo la band, un popolo pessimista è più facile da controllare. Essere "hot and bothered" (caldi e agitati) è il modo per non farsi anestetizzare dal grigiore autoritario.

La "Masc Shortage" e l’incubo di sembrare viscide
L'intervista tocca un tasto dolente della comunità queer: la presunta carenza di masc (lesbiche maschili/butch) e la loro cronica timidezza. Naomi McPherson confessa il terrore che blocca molte di loro:
I can’t make a move and then be seen as a creep or something. That’s my nightmare.
"Non posso fare una mossa e poi essere vista come una viscida o roba del genere. È il mio incubo."
È un paradosso tutto queer: mentre il mondo le vede come minacciose, loro vivono con la paura di offendere o sembrare moleste, al punto da aspettare che qualcuno le "colpisca con una padella" prima di capire che possono farsi avanti.
La Rabbia è Sacra tanto quanto la Gioia
Dopo anni passati a essere il poster della "queer joy" (la gioia queer rassicurante e colorata), le Muna reclamano il diritto di essere incazzate. Parlano apertamente di Palestina, dei diritti dei migranti (ICE) e della responsabilità di chi ha una piattaforma.
Our joy is sacred, but our rage is sacred too. We have to treat those feelings with the sanctity that they deserve.
"La nostra gioia è sacra, ma lo è anche la nostra rabbia. Dobbiamo trattare questi sentimenti con la sacralità che meritano."
Il taglio di capelli come crisi d'identità
Naomi racconta anche del legame tra estetica e razza, spiegando quanto sia stato difficile tagliare i suoi capelli ricchi di significato:
For a long time I was like, 'Who am I without my big head of curly hair?' And also it has ties to race. I’m mixed and I look like this.
"Per molto tempo mi sono chiesta: 'Chi sono io senza la mia testa piena di ricci?'. E poi ci sono legami con la razza. Sono di sangue misto e ho questo aspetto."
Le Muna ci stanno dicendo che se vogliamo sopravvivere al 2026, dobbiamo smettere di chiedere scusa per i nostri corpi, per la nostra rabbia e sì, anche per i nostri capezzoli. Instagram può anche mettere il filtro "sensibile", ma la verità è che non c'è nulla di più sensibile di un sistema che trema davanti a una donna che ti dice di metterti in ginocchio. Perché in fondo, quando Instagram decide di oscurare un corpo, non sta proteggendo nessuno: sta solo facendo manutenzione a un desiderio che deve restare sottomesso, prevedibile e mai, per nessun motivo, realmente minaccioso.



