Elodie e il feticismo dell’etichetta: se due donne si abbracciano, internet ha un ictus


Dimenticate musica, tour sold-out e presenza scenica che fa sembrare il resto del pop italiano un saggio di fine anno delle medie. In questi giorni, l’unica cosa che conta per l’Internet affamato di gossip è capire dove finisce l’amicizia e dove inizia la lingua tra Elodie e la sua ballerina Franceska Nuredini.

Tutto merito (o colpa) di qualche scatto rubato e di una vacanza: una vasca da bagno, un abbraccio e un po’ di topless. È bastato questo perché il gossip passasse dalle illazioni alle certezze: le chiamano già "fidanzate" con la sicurezza di chi ha in mano l'atto di matrimonio. Peccato che l'unica "prova" sia un po' di pelle nuda in una posa che persino Paola e Chiara hanno usato da sorelle senza che nessuno gridasse all'incesto o al coming out forzato. 

Il “pizzo” della bisessualità (firmato Corona)

Il copione è sempre lo stesso e più vecchio del bigottismo cattolico da cui Elodie scappa a gambe levate. C’è questa pretesa assurda secondo cui, se difendi i diritti LGBTQIA+, devi per forza esibire la tessera punti della tua omosessualità. Fabrizio Corona, ormai ghostwriter di un multiverso distopico, la stuzzica da mesi: “Sei una paladina? Allora dichiara di essere bisex!”.

Come se l’orientamento sessuale fosse un codice sconto da mostrare al supermercato. Elodie risponde a modo suo: il corpo come strumento politico, il sesso come affare privato, libero e fuori dalle congetture di chi non scopa dal 1994.

Parlare del nulla (con l'aiuto dell'AI)

Il vero capolavoro distopico però è la narrazione che ne fanno i siti "per bene". Leggiamo di "corpi che diventano strumenti narrativi" e di "sentimenti che crescono lontano dai riflettori". È la fiera del nulla: si scrivono paginate di fuffa su una "connessione magnetica" solo perché non si ha il coraggio di dire la verità: non sappiamo assolutamente niente

Siamo al punto in cui una foto in piscina vale come una pubblicazione di nozze. Basta un abbraccio nell'acqua per far scattare la "conferma ufficiale" di chi non vede l'ora di decidere chi si scopa chi, trasformando una vacanza tra amiche in un annuncio che esiste solo nella testa di chi guarda.

È bullismo travestito da poesia. Sputare etichette addosso a qualcuno che non le ha mai cercate non è liberazione, è voyeurismo becero. È il bisogno disperato di una società binaria di infilare ogni cosa in una casella per poter dormire sonni tranquilli. Se Elodie ha voglia di abbracciare una persona senza dover per forza firmare un contratto sentimentale con il pubblico, sono, molto semplicemente, cazzi suoi.



La dittatura del "dicci chi ti scopi"

Se un tempo a Ricky Martin veniva vietato di parlare, oggi a Elodie viene quasi imposto di dichiararsi per convalidare il suo ruolo di icona. Paradosso grottesco: la libertà non è l’obbligo di gridare il proprio orientamento, ma il lusso di non dover spiegare chi scopi a nessuno.

In un mondo che vuole tutti “compatibili” (proprio come Grimes su LinkedIn), il silenzio di Elodie è l’ultima porta chiusa in faccia a chi ha deciso che dobbiamo tutti cagare in vetrina. E se per Mahmood il nudo su BUTT era un ammiccamento editoriale per chi sa leggere tra le righe, qui non c'è nessuna riga da leggere: c'è solo una vasca, due persone che si abbracciano e un'infinità di gente che non sa più come farsi i cazzi propri senza prima chiedere il permesso all'ufficio marketing.

Quindi, mentre aspettate il prossimo post Instagram che vi riveli se ha cambiato sponda o solo bagnoschiuma, godetevi pure il voyeurismo da quattro soldi. Ma ricordatevi che in questa fiera dell'esibizionismo forzato, il silenzio di Elodie non è un mistero da risolvere: è solo il promemoria che, per quanto zoomiate su quella vasca, non sarete mai invitati alla festa.