Tabula rasa e pillole messicane: il piano di Britney Spears per farsi rinchiudere di nuovo



Mentre il web cercava di capire se il tasso alcolemico di Britney Spears fosse davvero dello 0.06, è emerso che Britney avrebbe già pianificato il suo personalissimo speedrun verso l'autodistruzione settimane prima di finire in manette nella contea di Ventura.

Stando alle ultime indiscrezioni di TMZ, subito dopo aver incassato i 200 milioni di dollari per la vendita del suo catalogo, l'ex principessa del pop ha fatto quello che ogni persona lucida farebbe: ha licenziato i suoi sobriety coach. Ma non si è fermata lì. Ha mandato a quel paese anche la sicurezza e chiunque avesse il compito di monitorare la sua "salute" (come ad esempio evitarle, banalmente, di mettersi al volante in stato alterato).

E qui spunta il dettaglio più delicato: il presunto viaggio a Los Cabos, in Messico, per fare scorta di Adderall.


Il nome di questo stimolante non è un'invenzione dei tabloid. Nel suo libro The Woman in Me, Britney è stata onesta: ha parlato apertamente del suo rapporto complicato con le sostanze prescritte e della sua passata dipendenza dall'Adderall, usato per anni come carburante per reggere i ritmi di una vita che non le apparteneva.

Il sospetto delle autorità, sussurrato dalle solite fonti anonime, è che quelle pillole (acquistate nel mercato nero fuori dai canali ufficiali USA) possano essere contaminate con sostanze letali come il fentanyl.

Mentre Brit barcolla tra un prelievo forzato in ospedale e un attacco di panico in cella (le fonti la descrivono come "estremamente emotiva" durante il fermo), il suo team si starebbe già riorganizzando per gestire i 200 milioni freschi di catalogo e prevenire altri incidenti.