MUNA tornano con "Dancing on the Wall": più rosse, più nude, più consapevoli



Le MUNA sono bloccate in un acceso dibattito su Zoom per Vogue.

"Credo di essere quella più nuda nella band", dice Katie Gavin.

"Io forse sono la più vestita", aggiunge Naomi McPherson.

"Non proprio", ribatte Josette Maskin. "Non nel video."

"Ah, già, me ne ero dimenticata", concorda McPherson. "Oops. Ok, allora adesso sono io quella nuda. Merda."

Bentornati nel magico, disperato e glitterato mondo delle MUNA.

Il trio indie pop è tornato con Dancing on the Wall, primo singolo e title track del nuovo album in uscita l'8 maggio. Synth enormi, nostalgia anni ’80 che richiama le armonie delle HAIM, quella tensione romantica che potrebbe convivere con The Beaches, ma filtrata attraverso la malinconia queer che è sempre stata la loro firma. Radio-ready? Sì. Addomesticato? Col cazzo.

Ci sembra molto vicino ai valori e all’universo visivo del nostro primo album, ma stavolta ci torniamo con più consapevolezza e più competenza

dice Gavin.

La band è cresciuta tra un disco e l’altro. Hanno superato i trent’anni. E il nuovo album arriva in un momento di forte tensione sociopolitica. Sono attive su temi a loro cari, usando Instagram per raccogliere fondi e sensibilizzare su Gaza e sul mutual aid a Echo Park.

Katie Gavin lo dice chiaramente:

Abbiamo così tante informazioni su quello che succede nel mondo e allo stesso tempo stiamo attraversando cose banali, meschine, piccoli cuori spezzati. Provo molta colpa per questo.

Questa tensione è dentro Dancing on the Wall. Ballare contro il muro. Ballare mentre il mondo spinge. Ballare mentre ti senti una merda per voler ancora desiderare qualcuno.

È la musica di qualcuno che non può negare l’oscurità del mondo in cui viviamo e che continua comunque a fare i conti con desideri ed emozioni umane», dice Gavin.
Durante i disastri naturali succede una cosa particolare: le persone provano una sorta di gratitudine perché si crea comunità, ci si unisce in modo intenso. È qualcosa che ho sentito anch’io in questo periodo. Anche con gli incendi a Los Angeles, abbiamo passato tanto, ma mi sono innamorata ancora di più degli esseri umani, vedendo come le persone si sono presentate per aiutare. Questo è nel DNA dell’album.

L’universo visivo del disco è in bianco e nero con esplosioni di rosso, pelle e luci da club.

Il rosso è un punto di riferimento importante per questo ciclo. Ci sembrava urgente, carnale.

dice McPherson.

In un momento in cui l’estetica queer è diventata un pacchetto grafico pronto all’uso, le MUNA non costruiscono un personaggio. Non devono suggerire ambiguità, non devono flirtare con il rischio: vivono ciò che cantano, e lo mostrano senza compromessi.

Tra le luci rosse, i club e la pelle, c’è qualcosa di più che estetica: c’è verità. Le MUNA non stanno alludendo al queer per il gusto di piacere o shockare. Lo vivono. Sono dichiaratamente lesbiche. Naomi McPherson, nel video, appare a torso nudo dopo la mascolinità del torace (top surgery): non è uno stunt pubblicitario, non è "porno artistico" per fare i like facili tra i feticisti del progresso. È la sua vita sbattuta in faccia a chiunque pensi che il queer sia solo un filtro di Instagram.

In un mondo che ama il queer fingere, le MUNA mostrano che l’autenticità non è scelta estetica: è vita.

Tracklist di Dancing On The Wall

  1. It Gets So Hot
  2. Dancing On The Wall
  3. Eastside Girls
  4. Wannabeher
  5. On Call
  6. So What
  7. Party’s Over
  8. Big Stick
  9. Mary Jane
  10. Girl’s Girl
  11. …Unless
  12. Why Do I Get A Good Feeling
  13. Buzzkiller