
Tori Amos è tornata, e non ha nessuna intenzione di essere rassicurante. Nemmeno di restare stabile.
"Gasoline Girls", il terzo assaggio di In Times of Dragons (in uscita il 1° maggio), non è solo un singolo: è un inno alla fuga in moto attraverso un paesaggio che sta bruciando mentre lo attraversi.
Le "Ragazze a Benzina" e la fuga dal Miliardario-Lucertola
Qui non c’è nostalgia anni ’90, non c’è delicatezza. C’è una versione fictional di Tori che scappa da un matrimonio con un miliardario, potente e pericoloso descritto come “Lizard Scum”, feccia rettiliana.. Ma non è davvero un personaggio. È un sistema. È tutto quello da cui devi fuggire prima che ti convinca a restare ferma abbastanza a lungo da diventare parte di lui.
In questo universo, Tori Amos non è più solo una cantautrice. È una figura liminale: mezza sacerdotessa, mezza motore acceso, mezza archivio queer che ha deciso di prendere fuoco invece che essere musealizzato.
E poi arrivano loro. Le Gasoline Girls.
Non un gruppo. Non una gang. Una deviazione della realtà che ha imparato a stare in piedi su due ruote.
Motocicliste lesbiche che non salvano nessuno nel senso tradizionale. Ti portano via e basta. Ti caricano dietro, ti tengono in vita mentre tutto il resto resta indietro a bruciare.
A 63 anni, Tori ha capito la lezione definitiva: se il mondo ti vuole rinchiudere in un salotto a fare la “leggenda del piano”, l’unica risposta sensata è farsi rapire da chi ha più borchie e grasso di motore nelle mani e nessuna intenzione di riportarti indietro.
Sono il suo seguito e la sua deviazione. Il suo fan club diventato gang motociclistica lesbica in piena apocalisse emotiva.
Il ritornello è un mantra meccanico: "Snap the Throttle / Feel the Torque Pull". Senti il colpo dell'acceleratore, senti la coppia del motore che ti spinge lontano dal passato. Le Gasoline Girls sono il rifugio ("Give me shelter") per chi non ha più una casa perché la casa era diventata una prigione.
Metamorfosi, Menopausa e Motori
Tori lo dice chiaramente:
È una metafora per molte metamorfosi diverse: dalla ragazza che diventa donna, ai cambiamenti nell'identità di genere, fino ai passaggi biologici come la gravidanza, la maternità e la menopausa.
E in mezzo, una frase che suona quasi come una bestemmia politica:
“Free Speech? What was that?”
Qui la parola metamorfosi non è un concetto. È una condizione permanente. Non importa se hai vent'anni o se stai affrontando la menopausa: lasciare una versione di se stesse per diventare altro (possibilmente qualcosa di più squamoso e sputafuoco) è l'unica via per la sopravvivenza in un mondo dove la libertà di parola sembra un ricordo sbiadito.
Musicalmente, "Gasoline Girls" è il classico territorio Amos: pianoforti che sembrano tempeste e quella voce che, dopo 32 anni da Cornflake Girl, riesce ancora a suonare contemporaneamente come un sussurro e un urlo di guerra. Ma è un'urlo che puzza di fumo e di asfalto rovente.
È una Tori Amos che non racconta più storie. Le incendia. E lo fa con la spavalderia di chi sa che la sorellanza sapphica su due ruote è l'unico GPS affidabile rimasto in questa distopia.
Alla fine, la domanda non è se il mondo sta cambiando. La domanda è molto più fisica, più urgente:
Hai una moto abbastanza veloce per scappare da chi sei diventatə, prima che impari a riconoscerti?
Perché se non ce l’hai, le Gasoline Girls non ti aspettano.