​Lindsay Lohan: la nuova vita a Dubai, “Count My Lies” e la faida con Hilary Duff



Mentre Sanremo ci prosciuga le ultime energie vitali, Lindsay Lohan riemerge dalle sabbie dorate degli Emirati con un servizio fotografico per Vogue Arabia. La nostra Cady Heron è diventata una dea levigata dai laser e dal pilates (dice lei), sospesa a 212 metri d'altezza sull'eliporto del Burj Al Arab.

Nell'intervista Lindsay ci racconta che Dubai è "grounding", che le regala privacy e una vita vera lontana dai paparazzi. Beh, è facile trovare la pace in una città-stato costruita sul deserto e sul capitale estremo, dove la privacy è garantita da leggi che farebbero sembrare un poliziotto di LA un hippie libertario.

Fa sorridere che l'icona che ha forgiato la cultura pop trasgressiva degli anni 2000 abbia scelto come casa la patria dei fuffaguru e delle crypto-truffe.

Un posto dove il "vissero felici e contenti" è possibile solo se rispetti il copione: niente effusioni in pubblico, niente dissenso e, soprattutto, niente omosessualità (un dettaglio non da poco per la nostra Lindsay, che è stata un'icona queer e ha vissuto liberamente le sue relazioni davanti a tutto il mondo).


​La rinascita (quella vera): Count My Lies

Fortunatamente, il talento di Lindsay è più forte delle contraddizioni geografiche. La vera notizia è il suo ritorno con una serie tv (la sua prima da protagonista assoluta e produttrice): Count My Lies, basata sul thriller psicologico di Sophie Stava. Dimenticate i panettoni di Netflix. Stavolta Lindsay fa sul serio. Reciterà accanto a Kit Harington e Shailene Woodley in un thriller psicologico ambientato a New York.

Lindsay interpreterà Violet, una manipolatrice che lei stessa paragona a una versione adulta di Regina George. Finalmente, dopo anni passati a interpretare la "pasticciona redenta", Lindsay torna a fare quello che le riesce meglio: essere la più talentuosa e pericolosa della stanza.


Giusto per la cronaca: Mentre Lindsay si gode l'eliporto di Vogue, anche Hilary Duff è tornata a far parlare di sé. Durante la promozione del suo nuovo album "Luck… or Something", Hilary ha ammesso al podcast Call Her Daddy con molta onestà (e qualche risata) che nel 2003 le faceva i dispetti perché erano "nemesi" e di aver imbucato la premiere di Freaky Friday solo per farle un dispetto, spinta da quel gran genio di Chad Michael Murray e dalla faida per quel povero cristo di Aaron Carter.

È rinfrescante vedere che, dopo vent'anni, si possa ridere di quanto fossimo tutti un po' tossici e ossessionati dai triangoli amorosi dei tempi di Disney Channel.

Grazie per l'info, Hilary. Ora torna pure a fare la mamma influencer, che qui c’è una serie TV con Jon Snow da preparare e, soprattutto, del talento vero da gestire... con Lindsay che ci guida.